Perché prima del prezzo preferisco conoscerti
Quando qualcuno mi scrive per un servizio fotografico, una delle prime domande è quasi sempre: “Quanto costa?”. Ed è una domanda assolutamente normale. Il punto è che, nel mio lavoro, darti subito un prezzo senza sapere bene cosa stai cercando rischia di essere poco utile. A volte può addirittura portarti a pensare che esista una sola possibilità, quando magari non è così.
Un prezzo, da solo, non basta
Ti faccio un esempio concreto. Mettiamo che tu mi dica: “Vorrei una decina di fotografie e magari anche una stampa”. Io ho effettivamente un servizio da 347 euro che comprende 9 immagini postprodotte e un prodotto stampato. Potrei semplicemente risponderti: “Il prezzo è 347 euro”. Fine. Ma magari, parlando con te, scopro che non vuoi necessariamente nove fotografie tutte completamente lavorate dello stesso servizio. Magari vuoi semplicemente avere più ricordi tra cui scegliere e poi una bella stampa finale.
A quel punto potrei proporti una soluzione diversa, magari partire da un servizio più piccolo da 106 euro, aggiungere i provini con circa 50 euro e poi, se vuoi, anche una stampa da circa 120 euro. Il totale diventerebbe quindi indicativamente 276 euro. Non significa che questa soluzione sia sempre migliore, ma potrebbe essere più adatta a quello che desideri davvero.
Ed è proprio qui che entra in gioco la telefonata. Se io mi limitassi a dirti “347 euro”, tu potresti tranquillamente pensare “No, troppo” e andare oltre, convinto che quella fosse l’unica opzione possibile. Invece magari non lo era affatto. Ecco perché preferisco prima capire cosa stai cercando. Non perché voglio evitare di parlare di prezzi e nemmeno perché voglio venderti qualcosa di più costoso, ma perché voglio proporti qualcosa che abbia senso per te.
Il servizio comincia prima dello scatto
Un listino, da solo, dice poco. Ti dice quanto costa un servizio, ma non ti dice quale servizio è quello giusto. Magari vuoi poche foto molto curate, magari ne vuoi di più, magari vuoi una stampa, magari vuoi qualcosa di semplice oppure un servizio più costruito. Magari ci sono i tuoi figli, magari il tuo cane è timido, anziano, esuberante o ha bisogno di tempi particolari. Sono tutte cose che per me contano e che possono cambiare completamente il modo in cui organizzo il lavoro.
Per me, infatti, il servizio fotografico non inizia quando prendo in mano la macchina fotografica. Inizia prima, dal momento in cui ci sentiamo. Tu mi racconti qualcosa di voi, mi dici come si chiama il tuo cane, che carattere ha, che rapporto avete, che tipo di immagini ami e cosa vorresti ricordare. Io ti faccio domande, ti spiego come lavoro, ti dico cosa secondo me può funzionare e cosa magari no. Ed è già parte del servizio, perché io non fotografo semplicemente “un cane”: fotografo il tuo cane, e non è la stessa cosa.
Se non so niente di voi, posso comunque realizzare una fotografia tecnicamente bella. Posso avere una bella luce, una buona composizione, un cane ben posizionato e una postproduzione accurata. Ma potrebbe essere una foto bella e basta, magari anche perfetta dal punto di vista tecnico, però vuota. Quello che invece mi interessa è fare in modo che, quando riguarderai quella fotografia, tu possa pensare: “Questo è proprio lui”. Il suo sguardo, il suo carattere, il modo in cui ti sta vicino, una piccola abitudine che riconosci subito. Per arrivare a questo risultato devo conoscervi almeno un po’.
Il rapporto umano fa parte del mio modo di lavorare
E qui entra in gioco anche un altro aspetto importante: il rapporto umano. Se una persona cerca semplicemente una formula del tipo “quante foto mi dai per questa cifra?”, probabilmente sta cercando un tipo di servizio diverso dal mio. Non c’è niente di sbagliato, semplicemente esistono modi diversi di lavorare. Io però ho scelto di costruire il mio lavoro sulla relazione, sul confronto e sulla personalizzazione. Se manca completamente la disponibilità a fare anche solo una breve telefonata conoscitiva, manca già una parte importante del processo. Io posso dare il prezzo e poi pensare “Non sarà un mio cliente”. E così è sempre. Davvero, il 100% delle volte quel cliente sparisce. E meno male! Perché io non riesco a lavorare così!
Questo non significa che chi mi chiama debba poi prenotare. La telefonata non è un impegno, non è una trappola e non serve a convincere qualcuno. Può succedere che la mia proposta non rientri nel tuo budget, che tu stia cercando uno stile diverso o che semplicemente non siamo il match giusto. Va bene così. Preferisco capirlo prima. Però, se ti farò una proposta, quella proposta sarà costruita su quello che mi hai raccontato e non sarà un prezzo lanciato a caso.
Non vendo solo fotografie
Alla fine il punto è tutto qui: io non vendo soltanto fotografie. Se volessi vendere un prodotto standard, probabilmente farei altro. Quello che cerco di creare è un’esperienza che poi diventa fotografia, e quelle immagini devono essere vostre, non generiche, non intercambiabili, non soltanto belle.
Per questo, quando mi chiedete “quanto costa?”, a volte preferisco rispondere: “Prima ci sentiamo un attimo?”. Non è per complicare le cose, ma per capire cosa vale davvero la pena costruire per voi.
Perché il mio lavoro, per me, comincia molto prima dello scatto.
